Da sempre oggetto di dibattito anche per ciò che pertiene la loro definizione. Vi sono più disturbi di personalità talvolta compresenti nella stessa persona.

    Un’importante premessa riguarda la creazione di categorie diagnostiche, che aiutano il clinico ad orientarsi per la comprensione e il trattamento del disagio e l’unicità di ogni singola persona che appare infinitamente più complessa e affascinante di qualsiasi tipo di categorizzazione.

    Detto questo, sinteticamente i Disturbi di personalità costituiscono una sorta di esasperazione di alcuni tratti del carattere della persona, dovuta sia a fattori di predisposizione che a fattori ambientali: ad es. la persona può risultare particolarmente sospettosa, presentare un distacco, un rifiuto o una labilità delle relazioni sociali, può essere eccessivamente emotiva e con un desiderio di essere al centro dell’attenzione altrui, mostrare un bisogno di ammirazione e una scarsa empatia o ancora apparire inibita e sentirsi inadeguata, ricercare rapporti simbiotici e di dipendenza, essere perfezionista etc. . E’ evidente al lettore che tali esemplificazioni appaiono molto eterogenee e da qui l’esigenza scientifica di creare diversi tipi di disturbi di personalità.

    In genere chi soffre di questi disagi, per varie motivazioni, tra cui soprattutto la sua storia personale e la relazione precoce con il caregiver, appare meno incline all’autoriflessività, alla comprensione del punto di vista altrui, fatica ad avere un’esperienza di sé coerente e integrata e a riconoscere e regolare le emozioni. Questi aspetti influiscono sulla persona che può apparire più impulsiva, avere difficoltà a instaurare relazioni intime e profonde, ad avere obiettivi a lungo termine etc.. Ne consegue uno stato di sofferenza psicologica.

    E’ dimostrato che taluni disturbi di personalità siano conseguenti all’esposizione di una situazione traumatica reiterata nel tempo (trauma complesso).

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