L'approccio psicoanalitico

La psicoterapia a indirizzo psicoanalitico si basa sui fondamentali principi della psicoanalisi, in particolare sul concetto di INCONSCIO, ossia di contenuti psichici di cui la persona non ha consapevolezza ma che guidano i suoi comportamenti, le sue azioni, il modo di percepire se stesso e gli altri. In caso di disagio psichico vi è una lotta, un conflitto interno tra inconscio e coscienza che può esitare in una sintomatologia che interferisce con il buon funzionamento della persona.

Nella terapia la persona porta nello spazio terapeutico ( fisico e mentale ) il suo mondo interno, ossia ripropone nella relazione con il terapeuta il suo modo di funzionare, le sue convinzioni, i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue relazioni (fenomeno del TRANSFERT).
Preme sottolineare che le relazioni correnti della persona sono strettamente legate alle relazioni passate. Infatti in genere quanto appreso nelle relazioni con i genitori e/o altri significativi influenza il modo di vedere il mondo della persona, quasi la stessa portasse un paio di occhiali scuri, attraverso cui vede sé e gli altri come attraverso un filtro. Ad esempio persone che credono erroneamente di non essere amabili, di non meritare l’affetto degli altri o che pensano di essere inadeguate e di scarso valore ( bassa autostima).

Il transfert è un mezzo potentissimo poiché permette al terapeuta di comprendere come funziona la persona e quali aree di fragilità la portano a sviluppare una sofferenza psicologica. Il Transfert, in sostanza permea la relazione terapeutica e, insieme all’ALLEANZA TERAPEUTICA, ossia a un rapporto di fiducia tra persona e terapeuta, permette alla persona stessa, in un ambiente accogliente, di ascolto e non giudicante, di avvicinarsi ad alcune parti di sé, di cui sinora non aveva consapevolezza (fenomeno della macchia cieca), cominciando a comprendere e a risignificare alcune sue convinzioni, per così dire, erronee. In altri termini inizia a rendersi conto che le cose non stanno esattamente come credeva, che lui/lei non è così negativo come si percepisce, a prendere contatto con le sue parti sane e con le sue risorse. Questa operazione bonifica il terreno da antichi timori ( di non essere amato, di valere poco etc) che pian piano vengono messi in discussione: ciò permette alla persona di accedere a una visione di sé e del mondo più realistica, integrata e limpida.

La Terapia si articola in tre momenti principali:

  • Fase catartica ossia, in parole povere uno sfogo ove la persona porta la sua sofferenza, il suo disagio, i suoi timori, le sue emozioni etc., spesso dando voce a contenuti mai espressi e condivisi (per vergogna, imbarazzo, paura del giudizio etc.). In questa prima fase si realizza un passo importante: “tutto può essere detto e il solo fatto di essersi permesso di farlo ridimensiona il potere di quei contenuti ritenuti sinora indicibili. La persona si sente più libera dalle antiche catene e convinzioni e in genere acquisisce fiducia in sé e nella possibilità di un cambiamento.
  • Comprensione: con l’accompagnamento costante del terapeuta la persona diviene maggiormente consapevole di quelle modalità che adotta in modo automatico e persistente e che provocano il suo disagio e la sua sofferenza.
  • Cambiamento: dopo la fase di comprensione la persona acquisisce strumenti per adottare strategie atte a ottenere un nuovo adattamento e un maggior benessere.

Tale lavoro costituisce un potente mezzo per la conoscenza di sé, può essere talvolta faticoso ma i suoi effetti sono duraturi.
L’approccio psicodinamico è compatibile con la tecnica dell’EMDR, metodologia per agevolare il superamento di condizioni traumatiche.

La dimensione dell'incontro

In qual­siasi tipo di set­ting e di in­ter­vento ciò che ca­rat­te­rizza ed in­di­vi­dua l’approccio ro­ger­siano è l’assoluta pre­mi­nenza at­tri­buita al senso della re­la­zione con il cliente. Molto prima delle que­stioni dia­gno­sti­che, delle mo­da­lità di col­lo­quio, de­gli as­sunti teo­rici, viene con­si­de­rata la di­men­sione esi­sten­ziale dell’incontro. Que­sto punto di par­tenza ri­di­men­siona l’importanza delle tec­ni­che le quali, per quanto pre­cise e raf­fi­nate, sono ine­vi­ta­bil­mente stan­dar­diz­zanti, ed in­co­rag­gia lo psi­co­logo a raf­fron­tarsi con l’unicità dell’individuo che ha da­vanti e la spe­ci­fi­cità delle sue problematiche.

Da un lato que­sta im­po­sta­zione la­scia molto più spa­zio alle re­spon­sa­bi­lità ed alla li­bertà di ini­zia­tiva, di svi­lup­pare uno “stile per­so­nale” piut­to­sto che ac­qui­sire un ap­pa­rato stru­men­tale, dall’altro to­glie molte si­cu­rezze, di quelle che un in­ter­vento già in qual­che modo pre­co­sti­tuito può of­frire. Non si tratta, se­condo Ro­gers (vedi an­che Ap­proc­cio cen­trato sulla Per­sona), di ri­sol­vere il pro­blema o di eli­mi­nare il sin­tomo, ma di fa­ci­li­tare l’individuo a svi­lup­pare quel pro­cesso di cam­bia­mento che gli per­met­terà di af­fron­tare il pro­blema o di rias­sor­bire il sin­tomo in un fun­zio­na­mento glo­bale più fluido ed ar­ti­co­lato e di con­se­guenza più vi­cino alle sue istanze profonde.

In que­sto senso, il te­ra­peuta non è “l’esperto”, la “guida” che in­ter­preta, con­si­glia, pre­scrive ed in qual­che modo at­tri­bui­sce si­gni­fi­cati in base a una teo­ria “esterna”, ma co­lui che aiuta il cliente a co­struire si­gni­fi­cati fun­zio­nali al suo pro­cesso di svi­luppo. L’efficacia cli­nica non si basa sol­tanto su una se­rie di co­no­scenze o ca­pa­cità ma è qual­cosa di più fine e com­plesso che at­tiene alle tre aree del “sa­pere”, del “sa­per fare” e del “sa­per essere”.

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.

François Marie Arouet